PREVIDENZA COMPLEMENTARE

La riforma pensionistica in Italia si è adeguata alla crescita continua del numero di pensionati rispetto a chi è in attività lavorativa, che diminuisce costantemente per l’allungarsi della vita media, e ciò ha portato ai noti cambiamenti principalmente per attenuare la continua crescita dei fabbisogni finanziari della previdenza pubblica. Ciò ha determinato il progressivo abbandono del calcolo delle pensioni secondo il “sistema retributivo” con l’adozione del “sistema contributivo”. Per il calcolo della pensione non si prende infatti più a riferimento la retribuzione del lavoratore negli ultimi anni di attività, ma si tiene conto dei contributi versati durante la vita lavorativa. Tale cambiamento determinerà una significativa riduzione delle pensioni erogate dall’INPS ai prossimi pensionati.

Secondo le valutazioni effettuate dalla Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione (COVIP), il rapporto tra l’ammontare della pensione e quello dell’ultima retribuzione (tasso di sostituzione) diminuirà progressivamente per effetto del sistema introdotto. La COVIP stima che un lavoratore dipendente del settore privato, dopo 35 anni di contributi, vedrà ridursi la pensione di quasi 20 punti percentuali, passando approssimativamente dall’attuale 70% dell’ultima retribuzione al 50% nel 2040.

Per colmare questa differenza, al fine di assicurare una rendita da affiancare a quella della previdenza INPS, è stata varata nel 1993 un sistema di previdenza complementare e sono stati realizzati modelli pensionistici più articolati, attivando anche benefici fiscali con lo scopo di destinare risorse finanziarie sia delle aziende che dei lavoratori, a fini previdenziali.

Si sono sviluppate quindi forme pensionistiche finalizzate alla costituzione di una prestazione previdenziale integrativa, autorizzate e vigilate dalla COVIP. Queste includono i fondi pensione negoziali, i fondi pensione aperti, i contratti di assicurazione sulla vita con finalità previdenziale e tutti i fondi preesistenti all’entrata in vigore della legge.

La maggior parte delle aziende e delle organizzazioni sindacali hanno promosso la costituzione dei fondi pensione negoziali stipulando accordi per destinare a queste istituzioni versamenti paritetici da parte delle imprese e dei lavoratori e quote di TFR dei lavoratori.

Aderendo alla previdenza complementare si ha l’opportunità di incrementare la pensione futura evitando un drastico ridimensionamento del reddito pensionistico disponibile al termine dell’attività lavorativa.

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